IL CANDELAIO #01

 

 SUL PENSIERO POPOLAZIONALE
UNA RISPOSTA A ELIO FABRI (CANDELA 29*)

Valerio Guagnelli Scanzani

 

(*) la candela 29 di Elio Fabri, si può reperire al seguente indirizzo: ftp://osiris.df.unipi.it/pub/sagredo/candela/candel29.pdf

 

L'articolo l'ho (arbitrariamente) suddiviso in quelle che a me sembrano tre parti distinte:

 

1) la prima parte dell'articolo ha lo scopo di mostrare che tra l'individualità in biologia e quella in fisica non esistono differenze di principio, che la differenza tra pensiero essenzialista e popolazionale è una rappresentazione caricaturale, ecc.

2) La seconda parte (che inizia con "Ma torniamo al doc. ANISN...") critica la commistione tra pensiero popolazionale ed esigenze etiche, per cui si ritiene che il pensiero popolazionale possa automaticamente fondare una condotta etica liberare e di rispetto verso le differenze. ecc ecc.

3) La terza e ultima parte (che inizia con "Mi preme invece...") intende porre in rilievo il fatto che sta montando un vento contro la scienza, e fa un appello a rimanere uniti nella lotta... (più o meno)

 

Comincio dalla fine.

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3) credo che LA FINE dell'articolo è in fondo IL FINE dello stesso (scusate il gioco di parole). Fabri ritiene che "il vento che tira oggi è contro la fisica", anzi estende questa sua sensazione a tutta la scienza: "viviamo in un tempo in cui non tira aria buona per la scienza", ecc. ecc. Cosi, dice Fabri, la biologia non dovrebbe approfittare di questo clima, per trarne vantaggio a scapito di un'altra scienza, perché il vento spazzerebbe via tutti...

Io non sono affatto d'accordo con tutto ciò. Non è vero che tira aria contro la scienza (dall'esterno), non piu' di quanto ne tiri all'interno della scienza stessa. La scienza non è un'isola felice assediata dai Pirati. E' un'impresa umana lacerata da tensioni con l'esterno, ma anche interne. Vi sono lotte di tutti i generi (teoriche, politiche, economiche, individuali) non solo tra scienze diverse, ma all'interno delle stesse discipline, tra fisici e biologi, tra biologi e biologi, ecc. Mi sembra pacifico ed evidente. Scusami Fabri, ma la tua mi sembra un po' una ... preoccupazione non molto giustificata.

La critica di Mayr al pensiero essenzialistico è ben fondata e riguarda un conflitto ben radicato nella storia del pensiero filosofico e scientifico, interno alla scienza stessa. Anzi, contrariamente a quanto pensa Fabri, quello di Mayr non è un "attacco" alla fisica, ma una difesa contro ingerenze di tipo sia filosofico, sia metodologico, sia ideologico (un certo tipo di riduzionismo) da parte della fisica, ma anche da qualche parte della biologia (Mayr cita ovviamente scienziati determinati), e ormai, se non superate, almeno in via di dissolvimento.

 

2) Per quanto attiene a questa seconda parte, dove Fabri denuncia il fatto che "si confonde un'esigenza etica con i criteri scientifici", sono assolutamente d'accordo, anche se la biologia si presterebbe meglio allo scopo. Lo sono sia nella critica all'atteggiamento neoilluministico, sia nella critica al fondamentalismo. Riguardo a quest'ultimo, è esattamente quello che io chiamo "ideologia" (quindi in senso deleterio). Il sottile passaggio da avere un'idea buona all'ideologia, Fabri, secondo me, lo descrive così: "tutti i fondamentalismi hanno in nuce un'esigenza giusta, che però viene poi stravolta o addirittura tramutata nel suo opposto". Vorrei solo ricordargli (e sono anni che lo dico) che queste derive fondamentaliste io le vedo anche nella fisica stessa, per esempio negli atteggiamenti riduzionisti ad oltranza (ne riparleremo prima o poi). Insomma attenzione a non essere ciechi verso se stessi...

 

1) E veniamo alla tirata teorica contro il pensiero popolazionale. Innanzitutto essa vorrebbe introdurre il punto 2 (altrimenti non capisco che senso abbia), e qui già vedo un errore: la critica alla commistione tra scienza ed etica, prescinde totalmente dal fatto che il "pensiero popolazionale " (PP) sia o non sia fondato teoricamente. Voglio dire: non è che criticando il PP si porta un argomento contro la commistione tra criteri scientifici ed esigenze etiche, perché quest'ultima critica è essa stessa di tipo etico e se la si critica con argomenti scientifici si cade in contraddizione. Come dice Fabri il PP "è un problema scientifico", ma allora perché utilizzarlo per dirimere un problema etico (cioè la giusta critica di Fabri contro la confusione tra scienza ed etica)?

 Detto questo, la critica di Fabri al PP, mi sembra del tutto infondata. Sarò breve (e quindi impreciso), anche se occorrerebbe una lunga digressione. Dice Fabri: "mi preoccupa questa tendenza a mettere in ombra i caratteri generali e a dare solo legittimità agli individui". Il PP non nega affatto l'importanza del concetto di specie, né quello di varietà, né altri concetti generalizzanti. Anzi il concetto di Specie, pur con tutte le sue vicissitudini e modificazioni storico-filosofiche (es. dal criterio tassonomico-morfologico a quello riproduttivo), è e resta fondamentale nel pensiero evoluzionista. E' vero che gli individui si collocano nella specie per caratteri comuni, ma è ancor più vero che la specie evolve in virtù delle variazioni dei suoi individui (lascio da parte l'ambiente).

 Quindi, dati i fenomeni trattati, è assolutamente impossibile, tentare seppur analogicamente di mettere sullo stesso piano l'individualità del livello atomico e subatomico, con quella del livello dei viventi.

Non è assolutamente vero che tra il caso organico e l'inorganico non ci siano differenze di principio. Certo, non ci sono se ci si riduce a guardare il PP  e la Specie solo come un semplice "mettere individui distinti in una classe". Ma questo non è nè il caso del PP né della Specie, perché la differenza non è dovuta solo a "causa (del)la molto maggiore complessità...". Ed ecco fare capolino il riduzionismo. In realtà le differenze di principio ci sono e sono differenze profonde e non ideologiche, ma derivano dai fenomeni stessi e dal metodo di ricerca, come ben spiegato da L.Cozzi (http://anisn.it/riviste/dicembre2000/4cozzi.pdf), che poi si condensano nella distinzione tra concetto tipologico e biologico di specie (classe). Se queste non sono diff. di principio, mi chiedo quali mai siano differenze di principio.

 Risulta forse che gli atomi si riproducono? o che hanno rapporti di filiazione con altri atomi? Forse che gli atomi ereditano le differenze di stato quantico? Esiste forse una disciplina fisica che studia l'evoluzione storica di un singolo atomo in relazione con altri atomi e con l'ambiente? la Tavola periodica è finita, e con essa anche la serie degli individui (atomi) è una serie chiusa. Gli individui viventi variano senza soluzione di continuità e rappresentano costantemente una serie aperta di possibili forme nuove e uniche. Esiste forse una filogenesi dell'atomo di idrogeno? No, è lo stesso di due anni fa o due miliardi di anni fa, e le differenze sono solo sincroniche: un atomo nasce e muore e le differenze muoiono con lui, mentre un individuo animale differente può cambiare il corso della specie.

 Il metodo astrattivo e idealizzante è molto frequente in fisica: si suppone che tutti gli individui studiati siano uguali, le piccole differenze sono secondarie, non inutili, ma possono essere "trascurate" per molti tipi di ricerche e almeno inizialmente. Si cerca di eliminare rumori, interferenze, ecc. Si studiano i fenomeni in "condizioni ideali" e  "poi" studiamo l'evoluzione del sistema, tentando di prevederlo con un modello matematico. Si interpretano "le variazioni individuali come fluttuazioni intorno ad un tipo ideale" (L.Cozzi).

Tutto ciò in biologia evoluzionistica non esiste. Non esiste un individuo ideale, non vi sono condizioni ideali a cui appellarsi, per studiare "meglio" un gruppo di individui, nè l'evoluzione del sistema può essere previsto. Nello stesso momento non viene affatto messo in ombra il concetto di specie. Anzi specie e variabilità individuale sono strettamente correlate (si leggano i capitoli iniziali dell’"origine delle specie" di Darwin). L'importanza del PP sta invece proprio nel fatto che le differenze tra individui sono fondamentali alle dinamiche evolutive stesse, e per la specie stessa.

 

La questione è in realtà semplice: se noi eliminiamo la variabilità nella specie, e cioè le differenze individuali, usciamo dall’ambito della biologia, perché in essa questo concetto è fondamentale. Di conseguenza se si vuole assumere l’idealizzazione dell’invariabilità, non si può parlare di biologia a nessun livello di astrazione, perché non si può fare astrazione da concetti fondamentali della biologia, senza eliminare la biologia stessa. Le differenze individuali non sono epifenomeni, ma sono il motore stesso dell'evoluzione dei viventi.

Dice Fabri, eppoi chiudo, : "i fattori selettivi agiscono sugli individui, ma è la specie che si estingue o sopravvive, proprio perché gli individui che la costituiscono hanno caratteristiche comuni, che li portano a reagire in modo simile a condizioni ambientali simili". E' proprio questo l'errore: la specie si estingue e o sopravvive, invece, anche  perchè gli individui che la costituiscono *hanno caratteristiche che variano*, che li portano a *reagire in modo diverso* a condizioni ambientali simili. Naturalmente la cosa è molto più complessa, perché bisognerebbe tirare in ballo la co-implicazione ambiente-organismo, le nicchie ecologiche, le popolazioni all'interno della specie, ma tutto ciò è possibile solo se ci si mette dal p.d.v. del PP.

 

APRILE 2003