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APPUNTI
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SUL CONGIUNTIVO Valerio Guagnelli Scanzani
Cerchiamo di sfatare una leggenda metropolitana. Il congiuntivo è in crisi? Si e no. È in crisi per chi ha una visione staticista e essenzialista delle lingue, quindi sostanzialmente errata. Un po’ come il paradosso dei gemelli in fisica è un paradosso solo per l’uomo comune, ma non per lo scienziato. La questione è in realtà molto semplice: ogni lingua subisce una continua evoluzione. Uno dei tanti elementi di questa evoluzione, nella lingua italiana, è il congiuntivo, che va progressivamente incontro a disuso, o almeno a una limitazione progressiva del suo impiego, ed un aumento dei casi dubbi o ambigui.
Vediamo perché con l’aiuto della “Grammatica Italiana” di L.Serianni e A.Castelvecchi, ed. UTET, Torino, 1991.
Il congiuntivo è “un modo caratteristico soprattutto delle subordinate e il tempo è - se *non strettamente vincolato* - certo largamente condizionato dal tempo della reggente. In alcune subordinate il congiuntivo riflette bene la componente volitivo-potenziale-dubitativa [...]. In altre subordinate il congiuntivo non è portatore di specifici significati rispetto all’indicativo, ma può essere preferito ad esso per ragioni stilistiche [...]” o per particolari reggenze. (cfr. p.383-384) Inoltre, l’erosione del congiuntivo ad opera dell’indicativo e’ generalmente sopravvalutata dal senso comune, rispetto alla effettiva portata del fenomeno (cfr. pag 475-476). Essa erosione, nella maggior parte dei casi (in cui rientra il mio) non e’ un “errore”, ma una scelta, o piu’ semplicemente un “uso”. Infine vi sono dei condizionamenti, dovuta al verbo, cui generalmente sottostà l’oggettiva, ma essi sono raramente stringenti. Questo vale anche per le soggettive per cui “l’alternanza tra indicativo e congiuntivo nel costrutto esplicito non è rigida, ma dipende dal livello della lingua [Bisogna infatti distinguere gli ambiti linguistici (parlato, scritto, formale, informale]” (p.567). Purtroppo si ha generalmente una visione formale e ristretta del linguaggio, mutuata spesso dagli studi liceali, che porta di frequente a formalismo, pochezza stilistica, mancanza di “proprieta’ di linguaggio” (come p.e. capita a volte nella divulgazione scientifica). Si dimentica così troppo spesso che, come la grammatica non precede la lingua, allo stesso modo non si può dire “errato” un dialetto rispetto alla lingua media (italiano). Leggiamo ancora (pp.554 e segg.) “48. Le oggettive esplicite ammettono sia l’indicativo che il congiuntivo. L’alternanza tra questi due modi *non riflette rigidamente* l’opposizione tra certezza e incertezza, oggettività e soggettività, secondo i valori propri di indicativo e congiuntivo (cfr. XI.7). Spesso «è solo una questione di scelta fra il seguire la tradizione letteraria (congiuntivo) o la popolarità dell'espressione (indicativo)» (MORETTI-ORVIETO 1979: I 11); una «popolarità» che risale ad epoca antica se nel trecentista Franco Sacchetti si legge una frase come «credo ch'avete assai malinconia» (cfr. AGENO 1961: 8). [...] Nella lingua letteraria e nel parlato *non troppo informale*, il modo dell'oggettiva è condizionato dal tipo di verbo reggente. In SCHMITT-JENSEN 1970: 125 sgg. si distingue opportunamente tra: a) verbi che richiedono *normalmente* il congiuntivo; b) verbi che richiedono l'indicativo; c) verbi in cui l'alternanza di modo corrisponde a diverse accezioni di significato; d) verbi in cui tale *alternanza sembra priva di fondamenti semantici*. 49. Richiedono il congiuntivo *soprattutto* i verbi che indicano una volizione (ordine, preghiera, permesso), un'aspettativa (desiderio, timore, sospetto), un'opinione o una persuasione. [...] 50. Reggono di norma l'indicativo *molti verbi* di giudizio o di percezione [...] 51. Altri verbi presentano vuoi l'indicativo vuoi il congiuntivo, con specializzazione di significato. [...] 52. Un verbo che usualmente regga l'indicativo *può* tuttavia richiedere il congiuntivo [...] Anche le proposizioni dichiarative “ammettono i due costrutti: esplicito (introdotto da *che* + indicativo o congiuntivo) [...] (p.568) Sulle interrogative dirette: “Anche in questo caso i due modi fondamentali, indicativo e congiuntivo, non corrispondono in genere a un diverso grado di certezza ma, semmai, a un livello stilistico piu’ o meno formale o a semplici variazioni libere [...]” (p.572) “174. il modo fondamentale del costrutto esplicito è il congiuntivo [...]. L’indicativo -*sempre in concorrenza col congiuntivo* - si trova soprattutto dopo “anche se” [...] Una certa *tolleranza per l’indicativo* si osserva nel registro familiare [...] e nell’italiano antico.” (p.598-599) Nelle consecutive: “130. il modo abituale e’ l’indicativo. Il congiuntivo compare quando la consecutiva assume una connotazione di eventualità o di potenzialità [...] o introdotte da “in modo che” (ma *non e’ davvero una regola fissa*, specie nel registro informale) [...]” (p.584-585) Nelle causali esplicite: “Costruite di norma con l’indicativo, *ammettono* il congiuntivo [...] Nel registro informale la causa fittizia *può essere* espressa mediante l’indicativo [...]” (p.575)
Alcuni esempi di casi dubbi: ... da completare...
Link di approfondimento: http://www.accademiadellacrusca.it/faq/faq_risp.php?id=4369&ctg_id=93 http://www.maldura.unipd.it/romanistica/cortelazzo/neostandard.html |
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ultimo agg. 13 02 2010 |