APPUNTI

 

 CHOACHING, COMUICAZIONE NON VERBALE E TECNICHE: UNA CRITICA

Valerio Guagnelli Scanzani

 

LA COMUNICAZIONE è importante, anzi è fondamentale. Nello stesso tempo ribadisco la mia critica forte alle tecniche di Coaching, e di Comunicazione non-verbale. Prendiamo come esempio questo video:

 

http://www.youtube.com/watch?v=z6R_OE4tkNY

 Premessa. Le tecniche sopra esposte sono di derivazione americana (attualmente molto quotato è ANTHONY ROBBINS). E’ notorio per chi si interessa di questioni simili, che i modelli della psicologia americana (es. Berne), sia individuale che sociale, sono spesso elementari, a volte semplicistici. E questo perché in parte la psicologia del soggetto medio in America è cosi: semplice (il che non significa necessariamente sbagliata o cattiva); in parte per via di alcune ideologie di scuola americana (es. individualismo, ecc.). In generale questi sistemi di analisi psicologico-comportamentale che si vedono in video erano per lo più mossi da esigenze di marketing, tecniche usate dai venditori per imbonire il compratore, e in ambito aziendale (coaching, NB la voce "Coaching" è stata più volte rimossa da Wikipedia). Su un piano simile, ma leggermente più basso, sia dal punto di vista scientifico sia etico, si collocano per esempio la macchina della verità e i test per il QI. Entrambe teorie e tecniche nate in America, ma ridicole e ampiamente confutate nella loro validità (es. “the mismeasure of man” S.J.Gould per il QI).

Va poi tenuto ben distinto il contenuto della comunicazione, cioè i concetti e il significato, e la forma, cioè il modo in cui il contenuto è veicolato, dalla “efficacia”, che secondo me più che essere l'effetto che fa in chi lo riceve (approvazione. disapprovazione, ecc.), deve essere il grado di comprensibilità del nuovo concetto che si vuole trasmettere. Nel video questa distinzione non è esplicitata bene, forse per far in modo che chi osservi il video sia indotto a pensare che a essere inconscio e non verbale sia meramente il contenuto della comunicazione. Mentre queste tecniche si riferiscono alla efficacia, che però va chiarita. In altre parole noi comunichiamo parlando e ci aiutiamo con i gesti, non deve invece passare il concetto contrario, perché falso.

1) la prima critica generale che faccio è che le tecniche non servono alla comunicazione di massa (comizi) e/o mediatica (TV, radio, stampa, internet), e quindi non servono “per meglio capire come e cosa veicolare verso l'esterno attraverso video, articoli e quant'altro”, come scrive qualcuno.

Le tecniche esposte nel video varrebbero solo per un rapporto prossemico 1 a 1 o 1 a 2-3, pochi (e neanche è scontato). Ma per la comunicazione di massa, e mediatica, queste regolette sono quasi totalmente inapplicabili e servono a ben poco. I motivi non li esplicito, spero siano abbastanza ovvi.

2) La seconda critica entra nel merito di queste tecniche, e di alcuni presupposti che vi stanno dietro, per niente pacifici. Vi sono alcune contraddizioni, o perlomeno difficoltà nel ragionamento generale fatto dal tizio del video, anche velatamente ammesse. Se la maggior parte della comunicazione non verbale è inconscia (percentuali del tutto opinabili, anzi del tutto campate in aria, perché se fosse come dice il tizio, che ca. il 90% è non verbale e inconscia, dovremmo concludere che qui nella bacheca e in internet noi comunichiamo il restante 10%, cioè poco o niente, il che è palesemente falso, ma il tizio lo fa per portare acqua alla sua scuola, mantenendo la confusione di cui sopra), perche dobbiamo imparare il "rapport"? Se questo è inconscio, acquisire la tecnica significa renderlo conscio? E che fine farebbe quel 90% inconscio?

Quale sarebbe la “corretta” comunicazione? Chi stabilisce la “correttezza” (come nel QI, chi stabilisce l’intelligenza)?
Perché io per comunicare “correttamente” devo essere “uguale” (ricalco), “essere simile”? E se io invece voglio proprio comunicare la mia differenza?

Migliorare del 40% è un’altra percentuale discutibile, se non si chiarisce in cosa consista il miglioramento, ne sulla base di quale metro venga calcolata tale percentuale, visto che non è stabilito il parametro della “correttezza”. E’ molto opinabile. 
Inoltre, cosa non secondaria, con persone disattente o impreparate o dalla psicologia più semplice (attenzione, ribadisco, questo non comporta assolutamente un giudizio negativo, ci sono persone dalla psicologia + semplice, che sono al contempo molto preparate, o affabili, o intelligenti e buone) , alcuni di questi espedienti hanno certamente un fondamento, ma non è matematico, non vale per tutti. Sono tendenze, che dipendono molto dal parlante, dal contesto e dalla cultura.

Oppure, per converso, se i due parlanti sono, per motivi diversi, entrambi attenti al RAPPORT, si crea una situazione paradossale: chi si armonizza con chi? E’ insomma un sistema molto fallibile.

3) La terza critica riguarda l’etica, gli scopi di queste tecniche. Perche bisogna conoscere il rapport  per "migliorare la comunicazione"? qual è lo scopo? migliorare in che senso? Per quale motivo c’e’ l’esigenza di “armonizzarsi” con l’interlocutore?
Per fare marketing va bene (vuoi vendere), ma è eticamente discutibile se si fa politica nel senso che condividiamo qui (noi mica vendiamo concetti o senso etico). Ne siamo dirigenti d'azienda che dobbiamo gestire 
qualcuno. C'e' il sospetto di manipolazione o dominio della comunicazione e dell’interlocutore. Cosa vogliamo fare comunicando: convincere gli altri? O informarli? Per informare una persona non c’e’ bisogno di andare a ritmo col suo respiro. Se una persona si gratta il naso mentre parliamo, vuol dire che (esempio) non gli interessa, ma allora a che ci serve saperlo? A cosa ci dovremmo armonizzare?

Queste sono tecniche per venditori, imbonitori, o per manager che devono gestire personale.

Anche nel concetto di “ricalco”, dell’esser uguale, c’e’ sotteso un insidioso e velato senso di razzismo: per stare bene tra di noi dobbiamo essere uguali, se siamo diversi non ci capiamo e non va bene. Ma dire che non si può essere razzisti perché gli uomini son tutti uguali è cripto-razzismo, perché si ammette implicitamente che allora se ci fossero differenze sarebbe giusto discriminare. Mentre al contrario dovremmo riconoscere le differenze tra le persone come una ricchezza, sia comunicativa, sia umana e creativa. Tutto ciò è tristemente omologante (vedi di seguito)

 4) Rispetto dell’interlocutore. L’applicazione di teorie e comportamenti codificati offendono una spontanea e rispettosa comunicazione. Se io mi pongo di fronte all’interlocutore, con questa (pseudo)conoscenza psicologico-comportamentale, presuppongo di conoscere o dischiudere le intime intenzioni dell’altro, di fargli una sorta di processo alle intenzioni e agli stati d’animo, cosa non bella. Cosi facendo lo sto riducendo a un insieme limitato di comportamenti codificati. Presuppongo che abbia una comunicazione già tutta definita, in pratica sto “pregiudicando” il rapporto, lo approccio con pregiudizi (la teoria). Esattamente come avviene per il test del QI, che non è altro che la reificazione dei pregiudizi e delle opinioni personali di chi lo predispone. Capire di essere (sommariamente) giudicati da qualcuno mentre si parla con questi, non è piacevole.

Infine c'e' il rischio di una comunicazione omologata, e quindi una non-comunicazione, se due si comprendono perfettamente in realtà non si comunicano nulla di nuovo, la comunicazione si impoverisce. Paradossalmente la comunicazione per essere efficace deve contenere in se contemporaneamente un mix di comprensione e incomprensione. A rigore, infatti, se i due interlocutori sono perfettamente in armonia, dicono e pensano, e si comportano allo stesso modo, vuol dire che non hanno nessun nuovo concetto da scambiarsi, chiacchierano. In pratica quello che denunciava Beckett nelle sue pieces teatrali.

 

23 GIUGNO 2010